<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Comune di San Pancrazio Salentino &#187; Territorio</title>
	<atom:link href="http://www.sps.br.it/category/territorio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.sps.br.it</link>
	<description>SIto ufficiale del comune di San pancrazio Salentino ( Brindisi )</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 11:15:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Tradizioni e Manifestazioni</title>
		<link>http://www.sps.br.it/2008/12/tradizioni-e-manifestazioni/</link>
		<comments>http://www.sps.br.it/2008/12/tradizioni-e-manifestazioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 19:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sps.br.it/?p=51</guid>
		<description><![CDATA[IL CULTO DI SAN PANCRAZIO Patrono di San Pancrazio Salentino è (e non poteva essere diversamente) San Pancrazio Martire, per il quale si svolgono solenni festeggiamenti civili e religiosi l&#8217;11 e il 12 maggio. Patrono secondario è San Francesco d&#8217;Assisi. Antichissima quanto il paese è la devozione verso il protettore di cui, nella chiesa Matrice, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL CULTO DI SAN PANCRAZIO</p>
<p>Patrono di San Pancrazio Salentino è (e non poteva essere                      diversamente) San Pancrazio Martire, per il quale si svolgono                      solenni festeggiamenti civili e religiosi l&#8217;11 e il 12 maggio.                      Patrono secondario è San Francesco d&#8217;Assisi. Antichissima                      quanto il paese è la devozione verso il protettore di cui,                      nella chiesa Matrice, si conservano le reliquie che vengono                      solennemente esposte durante i festeggiamenti patronali.</p>
<p><strong>Avvolgevano la statua con grosse funi e così la                      lasciavano finchè non pioveva</strong><br />
Quella devozione, tuttavia, non ha impedito che nascesse tra                      il santo e i suoi fedeli un rapporto &#8211; come dire &#8211; a corrente                      alternata: grande slancio di fede, ma anche spigolosa rivendicazione                      dei diritti della gente e del dovere del patrono di riconoscerli,                      come l&#8217;usanza di legare San Pancrazio per sollecitarne l&#8217;intervento                      in tempi di siccità.<br />
In quelle occasioni, infatti, la statua, con il corpo avvolto                      in una grossa fune, veniva portata in processione nei fondi                      Matalone e Sierri e qui veniva lasciata finchè non arrivava                      la pioggia. Il sistema doveva funzionare se è vero, così riferiscono                      i più vecchi, che generalmente pioveva prima che la processione                      raggiungesse la destinazione e che raramente il patrono fu                      abbandonato in campagna in attesa che facesse&#8230; il suo dovere.</p>
<p><strong>Il ragazzo si passava le bombe che cadevano da una                      mano all&#8217;altra quasi fosse un giocoliere </strong></p>
<p>Ma San Pancrazio ha avuto sempre un occhio benevolo per il                      paese. L&#8217;episodio che più è rimasto impresso nella memoria                      collettiva è addirittura recente, e si collega alla seconda                      guerra mondiale. Poco dopo l&#8217;8 settembre 1943 in seguito al                      trasferimento del re e del governo da Roma a Brindisi, che                      sarebbe stata capitale d&#8217;Italia fino all&#8217;anno successivo,                      nei centri vicini al capoluogo furono dislocate truppe italiane                      e alleate.<br />
A San Pancrazio Salentino si attestarono soprattutto reparti                      americani che, individuati dalla ricognizione aerea, i tedeschi                      bombardavano sistematicamente. La popolazione dovette così                      familiarizzare con il sinistro avvertimento delle sirene che                      invitavano tutti a scendere nei rifugi. Uno di questi era                      sotto la piazza principale, davanti alla chiesa Matrice.<br />
In quel rifugio prestava servizio di sorveglianza un giovane                      soldato italiano originario della Toscana. Questi, durante                      un massiccio bombardamento, vide sul sagrato della chiesa                      un ragazzo che afferrava al volo le bombe che cadevano e poi                      se la passava da una mano all&#8217;altra quasi fosse un giocoliere.                      Il soldato, sbalordito, gli gridò di lasciar stare quel divertimento                      pericoloso e di mettersi al sicuro. Il ragazzo lo guardò,                      gli sorrise enigmatico ed entrò in chiesa passando attraverso                      le porte che in quel momento erano chiuse. Cessato l&#8217;allarme,                      il soldato corse in chiesa alla ricerca del ragazzo, ma con                      grande meraviglia si accorse che era identico alla statua                      di San Pancrazio: stessi occhi, stesso atteggiamento scanzonato                      e pensoso. L&#8217;uomo capì di essere stato testimone di un evento                      prodigioso e ne fu profondamente turbato.<br />
Finita la guerra volle dimostrare al Santo la propria graditudine                      per essere uscito salvo dal conflitto e da allora, finchè                      non è diventato anziano, è venuto ogni anno a piedi dalla                      Toscana fin qui. Che San Pancrazio abbia avuto un ruolo determinante                      è dimostrato dal fatto che dai bombardamenti il paese ha avuto                      pochissimi danni alle cose. Solo una bomba infatti cadde sulla                      stazione ferroviaria; nessuna vittima.<br />
Anzi alcuni fedeli accertarono addirittura che gli aerei nemici                      pur volando a bassa quota non riuscivano a identificare San                      Pancrazio Salentino: al suo posto vedevano una fitta boscaglia.                      Molto sentita è anche la devozione per i Santi Medici che                      si festeggiano l&#8217;1 e 2 Ottobre. La festa, anticamente, aveva                      un particolare sistema di finanziamento: ogni proprietario                      di vigneto era tenuto a donare un secchio di uva per ogni                      carico che si faceva durante la vendemmia.<br />
Infine, il 13 Giugno è festa al Santuario di Sant&#8217;Antonio                      che sorge su un complesso di grotte scavate nel tufo e già                      utilizzate dai monaci basiliani nel medioevo. Si pensa che                      in origine il santuario fosse dedicato a Sant&#8217;Antonio Abate                      (uno dei padri del monachesimo orientale) e non, com&#8217;è attualmente,                      a Sant&#8217;Antonio da Padova.<br />
Convinto assertore delle virtù del primo, un fedele ostinato                      ha voluto costruire, nei pressi dell&#8217;antico, un nuovo santuario:                      l&#8217;opera non è priva di interesse per lo spontaneismo che l&#8217;ha                      determinata.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sps.br.it/2008/12/tradizioni-e-manifestazioni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Beni Architettonici</title>
		<link>http://www.sps.br.it/2008/12/beni-architettonici/</link>
		<comments>http://www.sps.br.it/2008/12/beni-architettonici/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 19:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sps.br.it/?p=50</guid>
		<description><![CDATA[RITROVAMENTO DI UN SITO ARCHEOLOGICO PREROMANO IN CONTRADA LI CASTELLI Recentemente, l&#8217;esistenza della posizione archeologica nella contrada &#8220;LI CASTELLI&#8221; (da ora su SP; Figura 3 e 4; Foglio 12), appena ad est del moderno paese di San Pancrazio Salentino, veniva indicata solo da scoperte casuali. Anche se l&#8217;ampia zona era già generalmente conosciuta come archeologicamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>RITROVAMENTO DI UN SITO ARCHEOLOGICO PREROMANO IN CONTRADA LI CASTELLI</strong></p>
<p>Recentemente, l&#8217;esistenza della posizione                          archeologica nella contrada &#8220;<strong>LI CASTELL</strong>I&#8221;                          (da ora su SP; Figura 3 e 4; Foglio 12), appena ad est                          del moderno paese di San Pancrazio Salentino, veniva indicata                          solo da scoperte casuali. Anche se l&#8217;ampia zona era già                          generalmente conosciuta come archeologicamente interessante                          sin dal 1900 d.c., è solo dopo l&#8217;inizio di intensive e                          profonde arature praticate all&#8217;inizio del 1960 che altre                          specifiche informazioni sono divenute disponibili. Nel                          1961m Salvatore Taurino riferì delle sue scoperte su un                          piccolo altopiano nella contrada &#8220;Castelli&#8221; a circa un                          Km ad est della città, rispetto alla quale, secondo la                          sua descrizione, era posto in una posizione alquanto elevata.                          Taurino fece menzione di campi recentemente e profondamente                          arati dove &#8220;sono affiorate fondamenti di antichi edifici,                          tombe con lastroni di carparo&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.sps.br.it/wp-content/uploads/2008/07/nuovo-1.jpg" rel="lightbox[50]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-168" title="nuovo-1" src="http://www.sps.br.it/wp-content/uploads/2008/07/nuovo-1.jpg" alt="" width="236" height="173" /></a></p>
<p>Da questi campi, Taurino raccolse un&#8217;ampia                          serie di manufatti antichi datati dal periodo dell&#8217;Età                          del Ferro fino al III Sec. d.c. Le sue osservazioni sono                          accompagnate da una lista di 35 manufatti del luogo. Fra                          questi, predominano ceramiche del III e IV Sec. a.c.,                          in particolare oggetti verniciati di nero.<br />
Fra gli oggetti più antichi è inclusa un&#8217;accetta in bronzo                          dell&#8217;Età del Ferro e alcuni articoli fasciati, una &#8220;trozzella&#8221;                          e un frammento di calice con delle figure nere, tutte                          datate dal periodo Arcaico-classico. Fra i più recenti                          manufatti ci sono una lampada ad olio della tarda Repubblica                          e alcune monete del II e III secolo d.c. L&#8217;intenso interesse                          di Taurino nella contrada Castelli fu subito seguito da                          un intervento accademico.<br />
Nel 1967, C. Pagliara visitò la contrada e la vicina Masseria                          Leandro e arrivò a conclusioni simili a quelle di Taurino.                          Secondo il parere di Pagliara, infatti, la recente profonda                          aratura aveva cancellato tracce di muri e cose ancora                          visibili fino a pochi anni prima. Soprattutto egli fu                          informato dell&#8217;esistenza di un mercato nero internazionale                          che ha assorbito il contenuto di dozzine di tombe ed altre                          scoperte del luogo, in particolare monete delle colonie                          greche; generalmente datate tra il IV e il VI secolo a.c.                          Queste date coincidono con quelle delle ceramiche che                          Pagliara ha raccolto dalla superficie durante la sua visita.                          Alcune di queste appartengono al contesto di una delle                          due tombe scavate dai tombaroli poco tempo prima della                          sua visita. Di queste, di particolare interesse è un calice                          Italiota in vernicenera, sulla base del quale è inciso                          un nome greco maschile in genitivo da sinistra a destra                          in alfabeto greco arcaico, cioè ARISTELES in trascrizione-                          Il recipiente e il suo proprietario sono riconosciuti                          da Pagliara come un elemento estraneo in un contesto del                          tutto diverso. Quest&#8217;ultimo è testimoniato non solo dal                          tipo di ceramica ma anche da un&#8217;altre iscrizione sull&#8217;orlo                          di un largo bacile (limmu) di pietra trovato nella zona                          Castelli nello stesso periodo. E&#8217; in scritto Messapico                          risalente al V sec. a.c. e si legge in trascrizione <strong>&gt;THAZAMASXI&lt;</strong>.<br />
Ancora altre scoperte casuali dalla zona Castelli sono                          riportati negli anni &#8217;70; in particolare frammenti di                          due recipienti Attici, raffiguranti una brocca rossa e                          un bicchiere raffigurante una campana rossa; semplici                          ceramiche in vernice nera risalenti dal III al V sec.                          a.c.; diversi pesi da telaio incisi, una dracma d&#8217;argento                          tarantina risalente al 281 &#8211; 272 a.c. e frammenti di un                          capitello Dorico.<br />
In aggiunta a queste scoperte, nel 1960 D&#8217;ANDRIA testimoniò                          la scoperta casuale di un gruppo di 300 asce di bronzo                          e punte di lance. Secondo il parere di D&#8217;ANDRIA, essi                          probabilmente appartengono allo stesso contesto colonico                          come il cumulo di oltre 500 frammenti di recipienti geometrici                          Iapigi dell&#8217;età del Ferro, che fu scoperto nella contrada                          Castelli nel 1984. Questi frammenti venivano alla luce                          attraverso l&#8217;attività dei tombaroli i quali non attribuirono                          abbastanza valore ai frammenti da portarli con sé. Oltre                          queste ceramiche geometriche datate tra la fine dell&#8217;VIII                          e l&#8217;inizio del VII sec. a.c., il cumulo conteneva anche                          oggetti semplici e di impasto locale, pesi da telaio e,                          interessante, ceramiche di Corinto dello stesso periodo.                          Tra quest&#8217;ultimi, c&#8217;é un frammento di un raffinato oggetto                          protogeometrico. Gli altri 174 frammenti appartengono                          a un numero ristretto di anfore da trasporto di Corinto.<br />
Sebbene tutte queste date, di fatto indichino un&#8217;occupazione                          intensiva del luogo almeno dall&#8217;età del ferro fino al                          cuore del periodo Romano Imperiale, sinora non si sono                          avute informazioni dettagliate sull&#8217;estensione o natura                          del luogo, tantomeno di nessun cambiamento. L&#8217;identificazione                          del luogo era specialmente confusa, a causa del fatto                          che le notizie sulle scoperte delle tombe pre-romane non                          venivano solo dalla contrada Castelli ma anche dal villaggio                          di San Pancrazio, appena ad ovest di esso. Nel 1990 un&#8217;estesa                          esplorazione della zona ci ha convinto, comunque, che                          il luogo nella contrada Castelli era definitivamente separato                          nello spazio da qualsiasi ritrovamento in San Pancrazio,                          che sono distanti almeno Km 1,5.<br />
Le scoperte riecheggiano dei luoghi dell&#8217;avvenuto ed esaminano                          scoperte di necropoli rurali che oggi sono conosciute                          per aver accompagnato molte antiche fattorie e gruppo                          di casolari (confronta Boersma et al. 1990; 1991; Yntema                          1993-1). D&#8217;altro canto, l&#8217;esplorazione confermò la nostra                          convinzione che la contrada Castelli conteneva un complesso                          innato insediamento di coloni, forse un importante villaggio,                          che era ben collocato per un&#8217;intensa esplorazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sps.br.it/2008/12/beni-architettonici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Storia</title>
		<link>http://www.sps.br.it/2008/12/la-storia/</link>
		<comments>http://www.sps.br.it/2008/12/la-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 19:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sps.br.it/?p=49</guid>
		<description><![CDATA[Il nome di San Pancrazio Salentino trae origine dal suo protettore San Pancrazio. Sembra infatti, che il primo nucleo abitato di età medievale sia sorto intorno ad una preesistente chiesetta dedicata al Santo, che si ritiene sia passato per queste terre prima di recarsi a Roma. L&#8217;attributo Salentino pare sia stato aggiunto, previa richiesta del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sps.br.it/wp-content/uploads/2008/07/stemma.gif" rel="lightbox[49]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-167" title="Stemma Comunale di San Pancrazio Salentino" src="http://www.sps.br.it/wp-content/uploads/2008/07/stemma.gif" alt="" width="110" height="122" /></a></p>
<p>Il nome di San Pancrazio Salentino trae origine dal                          suo protettore San Pancrazio. Sembra infatti, che il primo                          nucleo abitato di età medievale sia sorto intorno ad una preesistente                          chiesetta dedicata al Santo, che si ritiene sia passato                          per queste terre prima di recarsi a Roma.<br />
L&#8217;attributo Salentino pare sia stato aggiunto, previa                          richiesta del Consiglio Comunale, con Regio Decreto del                          21 Settembre del 1862, per evitare confusioni con l&#8217;altro                          San Pancrazio Parmense.</p>
<p>Lo stemma di San Pancrazio Salentino, riconosciuto                          con regio decreto del 23 Aprile 1931, presenta un&#8217;aquila                          coronata ad ali spiegate, che ha nel becco una spiga di                          grano e in petto una stella.<br />
L&#8217;arma civica ha punti di contatto con quella degli Aleandro,                          arcivescovi di Brindisi e signori di San Pancrazio, con                          Girolamo e Francesco dal 1524 al 1560.  		 			 			                        Nel 1547, la quiete della cittadina fu                          scossa da un&#8217;incursione turca; secondo il racconto di                          Girolamo Marciano cinque galeoni battenti la bandiera                          della Mezzaluna, la notte del primo gennaio, approdarono                          a Torre Colimena. Sbarcarono un centinaio di pirati guidati                          da un rinnegato, tale Chria. Questi guidò la banda sino                          a San Pancrazio e colse la popolazione completamente indifesa:                          praticamente tutti gli abitanti furono catturati, trasportati                          in Turchia e venduti come schiavi.<br />
L&#8217;episodio è diffusamente narrato nelle pitture parietali                          che si trovano nella chiesa di Sant&#8217;Antonio, peraltro                          anch&#8217;essa saccheggiata. Ne rimane memoria negli atti della                          visita pastorale dei presuli brindisini ed anche in un&#8217;epigrafe.                          I primi provvedimenti relativi alla ricostruzione e al                          ripopolamento si devono a Francesco Aleandro che può essere                          considerato un secondo fondatore di San Pancrazio. La                          località, peraltro, era stata individuata come residenza                          estiva arcivescovile; in un certo senso, costituiva una                          Castel Gandolfo brindisina.<br />
Particolare cura, ne consegue, i metropoliti hanno avuto                          per il castello sede dei loro prolungati soggiorni ed                          oggi in condizione di gravissimo degrado. Era stato Girolamo                          Aleandro, secondo Giacomo Arditi, a preferire San Pancrazio                          ad altre località dell&#8217;arcidiocesi; egli avrebbe dimorato                          qui perchè &#8220;invaghito e contento della bontà dell&#8217;aria&#8221;.                          Finita la lunga stagione feudale, non giunsero per San                          Pancrazio i tempi dell&#8217;autonomia; il casale, infatti,                          rimase aggregato, in qualità di frazione, a Torre Santa                          Susanna. Se ne riuscì a staccare, per quel che si racconta,                          allorchè passando il Re dalla cittadina, una bambina,                          Chiara Micelli, gli offrì un fascio di magnifici fiori                          appena colti. Il Sovrano gradì il dono ed ascoltò di buon                          grado quanto ella chiedeva ossia che San Pancrazio fosse                          dichiarato comune autonomo.   <a href="http://www.sps.br.it/wp-content/uploads/2008/07/municipio120.jpg" rel="lightbox[49]"><img class="alignnone size-medium wp-image-166" title="Municipio agli inizi del \'900" src="http://www.sps.br.it/wp-content/uploads/2008/07/municipio120.jpg" alt="" width="120" height="102" /></a><br />
Ferdinando II, di lui dovrebbe trattarsi, acconsentì e                          con decreto del 17 dicembre 1838 stabilì che dal successivo                          primo gennaio 1839 il paese formasse &#8220;un comune con amministrazione                          isolata e indipendente&#8221;. Le origini di questo abitato,                          però, risalgono ad un periodo di gran lunga anteriore                          a quello documentato dalle fonti medievali.<br />
La ricerca archeologica ha messo in luce i resti di un                          insediamento iapigio-messapico, in parte sotto l&#8217;attuale                          centro abitato, in parte in località immediatamente fuori                          di esso (contrade Castelli e Masseria Leandro). E&#8217; possibile                          affermare che il centro antico sorse e si sviluppò tra                          l&#8217;VIII &#8211; VII secolo a. C. e il III secolo a. C. Materiali                          recuperati in modo fortuito hanno permesso di individuare                          un&#8217;estesa area munita di fortificazioni, realizzate probabilmente                          nel IV secolo a. C.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sps.br.it/2008/12/la-storia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dove siamo</title>
		<link>http://www.sps.br.it/2008/10/dove-siamo-2/</link>
		<comments>http://www.sps.br.it/2008/10/dove-siamo-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 16:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sps.br.it/?p=263</guid>
		<description><![CDATA[    San Pancrazio Salentino in auto     Da Bologna: attraverso l&#8217;Autostrada Bologna &#8211; Bari (A14 &#8211; Km. 737), a Bari uscita in direzione Brindisi (111 Km.); da Brindisi la superstrada per Taranto; dopo 10 Km. uscita per Mesagne; da Mesagne imboccare la strada provinciale per San Pancrazio Salentino (15 Km.).   Da Roma: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.sps.br.it/wp-content/uploads/comune_max.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p> </p>
<p><strong><big><span style="text-decoration: underline;">San Pancrazio Salentino in auto</span></big></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Da Bologna</strong>: attraverso l&#8217;Autostrada Bologna &#8211; Bari (A14 &#8211; Km. 737), a Bari uscita in direzione Brindisi (111 Km.); da Brindisi la superstrada per Taranto; dopo 10 Km. uscita per Mesagne; da Mesagne imboccare la strada provinciale per San Pancrazio Salentino (15 Km.).</p>
<p> </p>
<p><strong>Da Roma</strong>: attraverso l&#8217;Autostrada del Sole (A1), direzione Caserta (Km. 190) si raggiunge l&#8217;Autostrada per Canosa (A16) fino a Cerignola Est (160 Km.). Autostrada A14 in direzione Bari (83 Km.).</p>
<p> </p>
<p><strong>Da Reggio Calabria:</strong> attraverso l&#8217;Autostrada Salerno-Reggio Calabria, uscita Lauria Sud e proseguire per Taranto; da Taranto imboccare la superstrada per Brindisi, dopo 40 Km. imboccare l&#8217;uscita per Mesagne; da Mesagne imboccare la strada provinciale per San Pancrazio Salentino (15 Km.).</p>
<p> </p>
<p> </p>
<div><strong><big><span style="text-decoration: underline;">San Pancrazio Salentino in treno</span></big></strong></div>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Con le Ferrovie dello Stato fino alla stazione di Brindisi centrale; con le Ferrovie del Sud Est fino alla stazione di San pancrazio Salentino.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong><big><span style="text-decoration: underline;">San Pancrazio Salentino in aereo </span></big></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>L&#8217;aereoporto più vicino è quello di Brndisi, capoluogo di provincia, che dista da San Pancrazio 25 Km.</p>
<p> 
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#FF0000; font-size:18px;"><u><b>Dove Siamo</b></u></span><br />
 <center><br />
<iframe width="425" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=comune+san+pancrazio+brindisi&amp;sll=40.455307,17.83905&amp;sspn=0.497398,0.878906&amp;ie=UTF8&amp;ll=40.546157,17.906342&amp;spn=0.497398,0.878906&amp;z=10&amp;iwloc=addr&amp;output=embed&amp;s=AARTsJpmpKWc2tULsoWYuHufJrW5MTIruA"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=comune+san+pancrazio+brindisi&amp;sll=40.455307,17.83905&amp;sspn=0.497398,0.878906&amp;ie=UTF8&amp;ll=40.546157,17.906342&amp;spn=0.497398,0.878906&amp;z=10&amp;iwloc=addr&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></center></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sps.br.it/2008/10/dove-siamo-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

